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Biodiversità e conservazione

Gli oceani sono un complesso mondo tridimensionale che copre circa il 71% della superficie terrestre, ospitando gran parte della biodiversità del pianeta ed offrendo un enorme potenziale di nuove scoperte in tutti i campi della scienza.

Oggi sappiamo che la biodiversità è notevolmente più elevata rispetto a quanto finora riconosciuto, specialmente in ecosistemi marini profondi, remoti ed estremi e che nuove specie sono in attesa di essere scoperte. Inoltre, la struttura e il funzionamento degli ecosistemi marini sono molto più complessi di quanto descritto precedentemente e la crescente diffusione degli impatti di origine antropica richiede di ridisegnare continuamente le complesse interazioni delle reti trofiche. Le interazioni trofiche, competitive e cooperative delineano i tratti delle comunità marine e solo una conoscenza dettagliata degli attori che costruiscono questa rete può garantire adeguate misure di tutela e limitare il tasso allarmante di perdita di biodiversità a livello globale.

Stiamo documentando tassi impressionanti di perdita di biodiversità sul Pianeta. La rapida crescita della popolazione umana suggerisce che la domanda di cibo o energia aumenterà rapidamente, provocando un'ulteriore pressione sugli oceani. La rapida perdita di biodiversità degli oceani è legata alla degradazione degli habitat, all’incapacità di smaltire plastica e altri rifiuti, all'aumento di CO2 e dell'acidità oceanica, all’aumento di temperatura e alla diffusione di specie invasive non indigene.

Il mantenimento della biodiversità è stato riconosciuto come il principale strumento che abbiamo per garantire il funzionamento, l'efficienza e, quindi, la fornitura dei servizi ecosistemici nel medio e lungo periodo. Allo stesso tempo, vi è la consapevolezza che il monitoraggio e la conservazione da soli possono essere insufficienti per invertire il degrado pervasivo di ecosistemi ed habitat. Sono possibili azioni di restauro degli ecosistemi, se orientate scientificamente, sebbene le applicazioni effettive richiedano una comprensione più profonda della resilienza e dei tassi di recupero delle specie, delle comunità e degli habitat. Questi sforzi sono fondamentali per identificare le attività di tutela e ripristino più efficaci per mantenere i beni e servizi ecosistemici forniti dagli ecosistemi marini.

La legislazione europea (ad esempio, Direttiva Habitat e Strategia Marina, Rete Natura 2000), costituisce la spina dorsale della strategia europea per far fronte alla perdita di biodiversità e la base giuridica della rete di protezione della natura, su cui si devono basare nuove soluzioni per lo sviluppo sostenibile.

La meiofauna è rappresentata da un insieme di animali di piccole dimensioni (500-30 μm) che popolano i fondali marini di tutto il mondo. Ventiquattro dei 35 phyla animali hanno almeno un rappresentante all’interno della meiofauna. In un pugno di sabbia, possono vivere centinaia di specie dalle forme più svariate e curiose che condividono peculiari stili di vita, relazioni ecologiche e tratti evolutivi. Grazie alla loro notevole abbondanza e diversità, al rapido ciclo di vita e al tasso metabolico, contribuiscono in modo significativo ai processi e al funzionamento degli ecosistemi marini. Alcuni taxa hanno mostrato una notevole utilità anche nell’ambito della valutazione della qualità ecologica dei sedimenti marini in accordo con le Direttive Europee (2000/60/CE e MSFD 2008/56/CE). Diviene quindi di grande importanza la comprensione dei pattern di distribuzione della loro biodiversità e l’individuazione dei fattori che la controllano a livello globale. All’interno della meiofauna, il phylum dei Nematodi è uno dei più abbondanti e diversificati, con livelli comparabili a quelli degli insetti in ambiente terrestre. Tuttavia, le attuali stime sulla loro biodiversità indicano che oltre l’80% delle specie è ad oggi sconosciuto. Questo dato assume una notevole importanza se pensiamo al ruolo cruciale che il nematode terrestre Caenorhabditis elegans ha avuto, come organismo modello, nella storia della biologia. Infatti, queste comunità bentoniche potrebbero rappresentare uno strumento importante non solo per il monitoraggio e conservazione degli ecosistemi marini, ma anche uno scrigno nascosto di nuovi prodotti naturali che potrebbero rappresentare un avanzamento per il settore biomedico.